Corti al vetriolo

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La corte rinascimentale italiana rappresenta, nell’immaginario collettivo, una fucìna di capolavori d’arte e d’intelletto, un centro di potere locale e lo sfondo ideale per intrighi e congiure di ogni sorta; tuttavia, non è permesso dimenticare che la corte era anzitutto un palcoscenico sul quale diversi protagonisti si movevano, con il proprio ruolo e i propri limiti. Fra questi, anche il medico di corte, il physicus, doveva ritagliarsi un proprio spazio d’azione, che cercasse di conciliare la propria aspirazione medico-erudita con le impellenti necessità di cura del signore e del suo entourage. Il XVI secolo ha rappresentato, per la storia della medicina, il momento in cui l’utilizzo di veleni ha conosciuto un incremento più che significativo. I signori delle diverse corti erano certo spaventati dalla possibilità di essere avvelenati e, di conseguenza, cercavano di circondarsi di medici capaci e soprattutto in grado di individuare i sintomi o, più in generale, la presenza di veleni. La tossicologia rinascimentale, la sua rinascita dalle ceneri classiche e il suo sostanziale ampliamento divennero allora un sapere irrinunciabile per il medico che desiderava inserirsi e operare nel milieu della corte. In queste «corti al vetriolo», il medico assumeva un ruolo di grande prestigio, eternato spesso nei racconti, nelle cronache e, talora, anche in qualche statua.
15/02/2016
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